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ll
sesso è qualcosa che distingue due individui appartenenti
alla stessa specie ma che hanno caratteristiche fisiche diverse.
- serve a riprodurre
una specie.
- è qualcosa
che gli organismi evoluti utilizzano per garantire la variabilità
dei geni all’interno di una specie.
Nel percorso evolutivo
della specie umana, il sesso ha costituito l’elemento che
ne ha permesso la riproduzione e l’adattamento genetico ai
vari ambienti che l’uomo ha conquistato nel suo percorso.
Ogni volta che l’uomo si accoppia e si riproduce dà la vita
ad un nuovo individuo che porta un’eredità genetica risultante
da un miscuglio dei diversi caratteri dei suoi genitori.
In
tutte le specie in cui il periodo che intercorre tra la nascita
e il raggiungimento della maturità è piuttosto lungo, la
funzione dei genitori non si limita all’atto sessuale,
bensì deve servire a creare un’organizzazione che protegga
il piccolo sino alla sua maturazione. Nella specie umana questa
organizzazione sociale è rappresentata, innanzitutto dalla
famiglia, formata inizialmente da una coppia adulta che può
creare attorno a sé un’organizzazione ramificata che comprenda
nonni, zii, ecc.. Nelle società moderne, le funzioni del clan
familiare sono assunte da entità esterne (asili, baby sitters,
scuole, ecc.), ma il ruolo della coppia è insostituibile,
soprattutto nella prima parte dell’infanzia.
Per
poter mantenere in maniera ottimale il legame tra i due adulti
che formano una coppia, le scelte che portano due elementi
di sesso opposto a scegliersi reciprocamente sono
basate su elementi complessi: ciò che chiamiamo amore
è la consapevolezza che la persona che ci troviamo di fronte
possa stabilire una relazione duratura e piacevole con noi
stessi. Naturalmente non sempre i segnali che riceviamo sono
"veritieri", e quindi, in molti casi, ci accorgiamo
di esserci sbagliati, o perché non avevamo le idee chiare
oppure perché ingannati, ed allora sperimentiamo una viva
sofferenza che ci sembra inspiegabile. In realtà il fallimento
amoroso e le sofferenze che lo accompagnano rappresentano
per noi una grave frustrazione delle parti più profonde della
nostra identità di esseri umani, così come la perdita
di un figlio rappresenta il lutto più grave che possiamo provare.
C’è una buona ragione
di credere che il dolore che sperimentiamo in tali occasioni
sia il frutto di un lungo e complesso processo evolutivo atto
a garantire che l’accoppiamento e la riproduzione siano il
meno rischiosi possibile e che si debba prestare molta attenzione
sia al partner sia alla prole che viene generata. C’è comunque
da dire che la specie umana, soprattutto nell’ultimo secolo,
con il processo sociale e culturale ha saputo, almeno in parte,
liberarsi dagli eccessivi vincoli del rapporto riproduttivo.
Il divorzio consente di riparare agli errori di un fallimento
coniugale, gli anticoncezionali ci permettono una riproduzione
più consapevole, i servizi sociali aiutano i genitori nel
loro compito di allevatori ed educatori. Oggi, nelle società
più moderne, molte persone decidono di vivere da single e
conducono un’esistenza soddisfacente sotto il profilo affettivo
e sessuale.
Il sesso, per
gli individui, non viene praticato con la consapevolezza
di svolgere una funzione biologica riproduttiva, bensì per
la soddisfazione di bisogni fisici, emotivi e psicologici.
Infatti non sempre la riproduzione di una specie coincide
con il suo benessere: una delle cause di maggior mortalità
delle popolazioni animali dipende proprio dalla sovrappopolazione
che priva gli individui delle risorse necessarie alla sopravvivenza.
L’esperienza storica dimostra che alcune culture praticavano
(e forse lo praticano ancora) l’infanticidio come ‘male minore’
per evitare lo sterminio di intere popolazioni. Quindi, pur
nella consapevolezza che non c’erano risorse sufficienti a
mantenere la prole, gli individui di tali popolazioni non
si astenevano dal compiere gli atti sessuali che la generavano.
E’ importante quindi
capire che le funzioni biologiche riproduttive della sessualità,
pure essendo connesse al nostro spazio individuale emotivo
e psicologico, mantengono tuttavia un elevato grado di indipendenza
.
Questo ci permette di
vivere la nostra vita sessuale secondo scelte personali che
ci garantiscano la felicità , felicità che non necessariamente
si realizza all’interno di una coppia che alleva figli.
Spiegazioni teoriche
a parte, quello che ci interessa conoscere è perché passiamo
la vita a innamorarci, a fidanzarci, a sposarci, a separarci,
ecc. e perché viviamo queste esperienze in maniera così emotivamente
coinvolgente.
- Cominciamo col
dire che nella specie umana, generalmente le persone si
mettono in coppia per soddisfare una o più delle seguenti
condizioni:
- Provare piacere
fisico (tenerezza eccitazione, rilassamento)
- Sentire che c’è
qualcuno che pensa ed agisce in maniera sincronizzata con
la parte più profonda di noi stessi (sentirsi ‘internamente’
meno ‘soli’ rispetto agli altri)
- Costruire un’alleanza
rivolta verso l’esterno (sentirsi meno ‘deboli’ rispetto
alle difficoltà del mondo esterno)
- Ma in base a quali
criteri scegliamo, tra gli altri esseri umani, l’individuo
che ci attrae di più?
Le
preferenze sessuali fanno parte di un bagaglio personale di
esperienza che cominciamo a costruire sin dalla primissima
infanzia. Se passiamo il primo periodo della nostra vita
in una famiglia dove le interazioni fisiche sono spontanee
e aperte, abbiamo buone aspettative di condurre una vita sessuale
soddisfacente rivolta alla ricerca di partner di sesso opposto
al nostro. Quando invece non sono presenti tutti gli elementi
necessari (ad es. se uno dei due genitori è inaccessibile
o se si cresce in ambienti tipo orfanotrofi, ecc.), possiamo
sviluppare le nostre preferenze sessuali non necessariamente
verso individui del sesso opposto e stabilire, ad esempio,
preferenze omosessuali. L’essere omosessuali, però, non deve
essere considerato una ‘devianza’ o una ‘malattia’, bensì
un adattamento della nostra personalità a preferire un certo
tipo di figura sessuale, anziché un’altra.
I
nostri orientamenti sessuali, infatti, sono
determinati da quanto giudichiamo una determinata persona
più o meno in grado di soddisfare alcune preferenze profonde
che si sono fissate attraverso le esperienze della nostra
prima infanzia. Questo tipo di esperienza, andando avanti
negli anni, ci fa orientare sulle altre caratteristiche che
deve avere il nostro partner. Alcune sono non-verbali (le
‘sentiamo’ ma non riusciamo sempre ad esprimerle). Altre le
esprimiamo con aggettivi del tipo robusto - esile, autoritario
- permissivo, tranquillo - irrequieto, ecc.
Alcuni di noi si accoppiano
per tutta la vita con individui che hanno la stessa caratteristica;
altri sono più elastici; altri ancora passano con facilità
da un tipo all’altro.
Naturalmente le caratteristiche
del partner che cerchiamo cambiano in maniera sincronizzata
con i cambiamenti della nostra personalità che avvengono durante
la crescita. Ad esempio è piuttosto raro che le coppie
che si formano durante gli anni della scuola reggano bene
durante l’età adulta. In questo caso il passaggio dall’adolescenza
all’età adulta fa si che uno o entrambi i membri della coppia
modifichino il loro modo di osservare il mondo e che, quindi,
il partner non sia più sintonizzato con le nuove prospettive.
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